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brumó (a group admin) says:
25 May 11 -
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About biAnco e neRo - Art and Shadows

da "La Camera Chiara" di R. Barthes
Il Principio di avventura mi permette di fare esistere la Fotografia. Viceversa, senza avventura, niente foto. Cito Sartre: Le fotografie del giornale possono benissimo non dirmi niente, vale a dire posso guardare senza fare posizioni di esitenza. Allora le persone di cui guardo la fotografia sono bensì raggiunte attraverso di essa, ma senza posizione esistenziale, esattamente come il Cavaliere e la Morte, attinti attraverso la stampa del Dürer, senza però che li ponga. Posson, d'altra parte, esserci casi in cui la fotografia mi lascia in un tale stati di indifferenza che non effettuo nemmeno la "messa in immagine". La fotografia è vagamente costituita in oggetto, e i personaggi che vi figurano sono bensì costituiti in personaggi, ma soltanto a causa della loro somiglianza con esseri umani, senza intenzionalità particolare. Fluttuano fra la riva della percezione, quella del segno e quella dell'immagine, senza mai approdare ad alcuna.
In questo deprimente deserto, tutt'a un tratto la tale foto mi avviene; essa mi anima e io la animo. Ecco dunque come devo chiamare l'attrattiva che la fa esistere: un animazione. In sé. la foto non è affatto animata (io non credo alle foto "vive"), però essa mi anima: e questo è appunto ciò che fa ogni avventura.

msc by Sebastian Toth


Weston Speech, 1930
1930 - oggi - il ritmo della vita accelerata - con l'aereo e il telegrafo senza fili come simboli della velocità - con i sensi più rapidi - le menti nutrite dalle comunicazioni e piene di impulsi nuovi.
Oggi - la fotografia - con la capacità di affrontare nuove richieste, pronta a registrare istantaneamente - coordinando l'otturatore con la visione nell'istante dell'impulso più intenso - la propria intuizione della vita, registrare, se si vuole, mille impressioni in 1/1000 secondo, fermare il volo di una pallottola, o esporre lentamente, con sicurezza, in modo deciso, per afferrare la vera essenza della cosa davanti all'obiettivo.
Registrare ciò che è oggettivo, i fatti fisici delle cose attraverso la fotografia, non preclude la comunicaizone, nel lavoro finito, del motivo originale, soggettivo, Un'idea astratta può essere comunicata attraverso una riproduzione esatta: la fotografia può essere questo mezzo. La vera fotografia non imita in nessun modo né prende il posto della pittura: ma ha un suo modo e una sua tecnica. La fotografia deve essere - Fotografica. Solo allora ha un valore intrinseco, solo allora le sue qualità posso essere isolate, diventare importanti. Entro i limiti fissati il mezzo è sufficiente, nuovo, vitale: senza, è imitiativo, ridicolo!
Questo è il modo: si deve prevedere e sentire, PRIMA dell'ESPOSIZIONE, la stampa finita - completa in tutti i valori, in ogni particolare - quando si mette a fuoco sul vetro smerigliato della macchina. Allora lo scatto dell'otturatore fissa questa immagine per sempre, questa concezione, che non deve mai esere cambiata da un ripensamento, o da una successiva manipolazione. La forza creativa coincide con lo scatto dell'otturatore. Non si può sostituire lo stupore sentito, il significato realizzato, nel TEMPO dell'ESPOSIZIONE.
Sviluppare e stampare servono solo a portare a termine la concezione originale, tanto che la prima stampa da un negativo dovrebbe essere la più bella.
La vita è un'insieme coerente: le rocce, gli alberi, le conchiglie, i torsi, le ciminiere, i peperoni sono collegati parti interdipendenti dell'insieme. I ritmi dell'uno diventano i simboli di tutti.
Non il mistero della nebbia né la vaghezza dal vetro affumicato, ma la grande meraviglia del rivelamento, - vedere più chiaramente di quello che gli occhi possono vedere, tanto che un albero diventa più di semplice albero. Non un'interpretazione fantastica, - il notare di una fase superficiale o di un umore transitorio: ma la presentazione diretta delle COSE in SÉ STESSE.

Dichiarazione scritta in occasione della prima esposizione di Weston al Delphic Studios di New York, e pèubblicata in "The San Franciscan", 5:2 (dicembre 1930), p. 23 e ristampata in "Experimental Cinema", 1:2 /febbraio 1931), pp13-15.


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